PUBALGIA: perché serve una strategia integrata

Un approccio multidisciplinare per risolvere un problema complesso

La pubalgia è una delle condizioni più temute da atleti e staff tecnici. Si tratta di una sindrome che interessa la regione inguinale e pubica, coinvolgendo adduttori, retto addominale e strutture collegate. Non è un infortunio acuto che si risolve con pochi giorni di stop, ma una condizione cronica che si sviluppa nel tempo a causa di una combinazione di fattori. Tra le cause più comuni troviamo:

  • Squilibri muscolari tra adduttori, addominali e muscoli del core
  • Alterazioni biomeccaniche dell’appoggio del piede
  • Sovraccarico funzionale, tipico delle fasi intense di stagione
  • Ridotta mobilità articolare di bacino e anca
  • Errori nella gestione del carico di allenamento

Questi fattori interagiscono tra loro e rendono la pubalgia un problema complesso, difficile da risolvere con un approccio parziale.

Quando un dolore diventa cronico il cervello partecipa attivamente al mantenimento della condizione. In risposta alla sofferenza, il sistema nervoso centrale può amplificare i segnali dolorosi, modificare i pattern motori e aumentare la soglia di sensibilità o ridurla al di sotto di quella minima. Questo spiega perché alcuni atleti, nonostante trattamenti mirati sulla zona, continuano ad avvertire dolore o hanno frequenti recidive. Il problema non è solo locale, ma centrale.

Un protocollo efficace affronta la pubalgia su più fronti:

  • Riequilibrio muscolare (core, adduttori, catena cinetica ecc)
  • Esercizi correttivi e andature specifiche per la dinamica del passo
  • Gestione del carico con progressione controllata
  • Recupero della mobilità e lavoro funzionale
  • Trattamenti neurofisiologici per ridurre la centralizzazione del dolore, qui entrano in gioco strumenti come neurofeedback e biofeedback per aiutare il cervello a regolare l’attività elettrica, diminuendo l’iperattivazione legata al dolore.

Integrando queste tecniche con fisioterapia e lavoro sul campo, non solo si riducono i tempi di recupero, ma si prevengono le recidive, perché si agisce sulla vera radice del problema: la cronicizzazione a livello cerebrale. La pubalgia è una sindrome cronica che richiede un approccio globale, capace di considerare sia il corpo che il cervello. Per staff tecnici e dirigenti è importante comprendere che il solo al trattamento locale non basta: il dolore cronico si vince rieducando il movimento e il sistema nervoso.

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