SERIE A, EMERGENZA INFORTUNI!

Infortuni in continua crescita: il dolore della Serie A non si ferma

In Serie A si registrano ogni anno oltre 600 infortuni, un dato impietoso in continua crescita. Significa che, in media, ogni squadra vede un giocatore fermarsi ogni dieci giorni.

La maggior parte degli infortuni riguarda i muscoli, subito seguiti tendini e legamenti, spesso più problematici e che possono lasciare conseguenze croniche. Negli ultimi anni si è visto un aumento anche degli infortuni a ossa e articolazioni. Si tratta di eventi ancora più delicati, perché non riguardano soltanto la parte meccanica del movimento, ma sono strettamente collegati a un livello di infiammazione generale dell’organismo che non può essere ignorato. Non è accettabile vedere professionisti rompersi un osso durante un semplice saltello o una banale caduta: significa che qualcosa non funziona a livello di gestione complessiva dell’atleta.

La gestione dell’atleta passa dalla capacità di conoscere e bilanciare carico esterno e carico interno. Oggi il carico esterno è monitorato con precisione grazie a GPS e strumenti avanzati ecc Il vero vuoto resta il carico interno, cioè la risposta del corpo allo stress. Qui gli strumenti attuali mostrano limiti evidenti: i questionari sono solo soggettivi, l’HRV se misurata con dispositivi non validati rischia di fornire dati fuorvianti, gli esami del sangue sono utili ma offrono solo una fotografia parziale e non colgono le variazioni quotidiane.

Per prevenire e ridurre davvero gli infortuni bisogna valutare tutti i giorni in modo integrato: solo così si può capire la funzionalità complessiva dell’atleta. La tecnologia c’è, i metodi anche; il salto di qualità sta nel portare queste valutazioni in maniera sistematica per capire se un atleta è pronto o a rischio prima che si rompa.

Il calcio professionistico non può convivere con numeri di infortuni così elevati. Non sono solo di statistiche: dietro gli infortuni ci sono carriere compromesse, squadre penalizzate, spettacolo ridotto. Il calcio moderno deve guardare oltre i dati GPS e andare nel cuore dell’atleta: solo così avremo meno infortuni, carriere più lunghe e un gioco migliore.

Il futuro del calcio è nella prevenzione: atleti più sani, squadre più forti, spettacolo migliore.

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Ridurre gli infortuni è una necessità

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